Di seguito alcune delle domande che abbiamo ricevuto con relative risposte:
Buongiorno, dal 2007 al 2013 mi sono occupato di sicurezza in qualitĂ di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).In questâambito mi sono piuâ volte imbattuto con casi che riguardavano lâamianto. La presenza di questo materiale nei nostri edifici eâ molto pesante percheâ lo si ritrova ancora oggi nelle tubazioni, nei pavimenti, eccâŚ.
Lâaspetto piuâ grave che emerge eâ la mancanza di controllo e di gestione che la legge impone al datore di lavoro e in relazione a questo alcune volte capita che si eseguono dei lavori di manutenzione e/o di rimozione senza usare le procedure previste dalla normativa. Difatti piuâ di una volta mi sono ritrovato a denunciare agli organi competenti tali fatti, senza peroâ che si arrivasse mai (almeno) ad accertare i fatti e le responsabilitaâ
Come nellâultimo caso avvenuto poco tempo fa, nel quale si eâ rimosso della pavimentazione in vinil-amianto in un certo dipartimento senza usare nessuna precauzione, caso denunciato dal sottoscritto a cui ha fatto seguito unicamente il monitoraggio dellâaria (dopo i lavori) che ovviamente eâ risultato negativo.
â, evidenziata in giallo.
Cortesemente sono a chiedervi se potete inviarmi per mail questo documento oppure anche altro materiale utile allo scopo.
RISPOSTA
Buon giorno signor Claudio.Sono Valentino Gritta, sono nellâAIEA da oltre ventâanni e dal 2000 sono RLS nella ditta in cui lavoro, una centrale termoelettrica, dove lâamianto è ancora massicciamente presente, anche in matrice friabile.Purtroppo mi sono trovato anchâio nella sua posizione.Lâamianto è stato utilizzato per la costruzione del linoleum, non tutti i pavimenti in vinile lo contengono.PiĂš volte ho chiesto lâanalisi dei pavimenti che avrebbero dovuto essere manutenzionati.Di recente ho richiesto lâanalisi di un pavimento mal concio in linoleum, installato sicuramente prima del 1990 (anno in cui lâuso dellâamianto non era ancora vietato) e le analisi non hanno rilevato presenza di molecole dâamianto di qualunque tipo.La SUVA stima che la rimozione di pavimenti possa liberare fino a 2000 fibre per litro, non è detto che avvenga sempre. Innanzi tutto lâamianto deve essere presente nel linoleum, nei pavimenti commercializzati fino al 1992 la percentuale di amianto era di circa 6 punti. Il pericolo maggiore non deriva dalle piastrelle che sono principalmente in vinile, prodotto che è utilizzato per incapsulare lâamianto prima della sua rimozione, bensĂŹ dalla colla utilizzata per fissare le piastrelle. Colla che se rimossa senza le dovute cautele rilascia molte fibre nellâaria.Una richiesta, alla quale non può sottrarsi il datore di lavoro, è di chiede lâanalisi di tutti i pavimenti in linoleum ed anche delle rispettive colle. Allego schermata di una mail che ho inviato al nostro RSPP, in seguito alla quale hanno fatto eseguire le analisi richieste.Per un eventuale esposto alla magistratura non basta elencare quanto noto in letteratura, bisogna fornire delle prove, possono essere utilizzati i risultati delle analisi oppure, nel peggiore dei casi, dei lavoratori affetti da patologia asbesto correlata.Bisogna incalzare continuamente il datore di lavoro, in caso di ripetute risposte negative alle richieste effettuate si può ricorrere alle autoritĂ .Il materiale utile allo scopo deve arrivare dal suo posto di lavoro, altrimenti bisogna impegnare molte energie che non produrranno i risultati attesi.A sua disposizione per ulteriori chiarimenti
Valentino Gritta
Ho lavorato dal 1975/1982 per la Fibronit a Pescara filiale e deposito di lastre e prodotti in fibrocemento.La sede della Fibronit era a Casale Monferrato e non sò se esiste ancora.Vorrei sapere se per la mia pensione ci sono agevolazioni e dove devo cercare.
Grazie Luciano
RISPOSTA
Luciano,la legge attualmente in vigore prevede per il rilascio della certificazione allâesposizione, per i lavoratori che hanno inoltrato richiesta allâInail, una esposizione certificata decennale.Nel tuo caso, se il periodo lavorativo è limitato dal 1975 / 1982, non hai i requisiti.Recentemente abbiamo elaborato un disegno di legge âpacchetto Welfareâ che Casson depositerĂ in Senato nellâambito della legge di StabilitĂ 2015; abbiamo previsto anche per le esposizioni fino a dieci anni un coefficiente di 1,25 pari a tre mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di esposizione. Permane il K 1,5 per i lavoratori che pur non avendo unâesposizione certificata di 10 anni, hanno contratto un patologia oncologica e non correlata allâesposizione allâamianto.Verrai inserito nella mailing-list dellâassociazione e riceverai eventuali novitĂ sul tema.
Mario Murgia  AIEA VBA
Salve. Sono pensionato dal 1° aprile 2011. Nel calcolo della pensione sono stati conteggiati 7 anni e mezzo che mi sono stati riconosciuti in seguito allâesposizione allâamianto dal 1979 al 2004. Attualmente percepisco la pensione dellâInps il cui totale, secondo quanto mi ha detto lâimpiegato , è comprensivo dellâindennitĂ per amianto. Sono stato contattato dallâavocato che mi ha rappresentato, il quale mi ha comunicato che dalla data della sentenza mi doveva essere riconosciuta dallâINAIL unâindennitĂ specifica in busta paga. Per cui il successivo calcolo della pensione doveva comprendere anche la suddetta indennitĂ . Tale importo non mi è mai stato riconosciuto sia nel periodo lavorativo e di conseguenza nel calcolo della pensione. Eâ previsto il riconoscimento di detta indennitĂ da parte dellâINAIL? Tale riconoscimento avrebbe valore dalla data della sentenza o dalla data della pensione? In attesa di vs. delucidazioni, distinti saluti.
RISPOSTA
Raffaele, per avere la verifica puntuale dela ricostituzione della pensione ti dovresti rivolgere ad un patronato.
Il patronato è abilitato ad accedere nel tua situazione contributiva INPS al fine di poter valutare correttamente quanto è dovuto.Non è chiaro quanto riferisci in merito al riconoscimento INAIL. Lâavvocato ti ha rappresentato vs lâINAIL per il riconoscimento di un grado di inabilitĂ in seguito ad una malattia professionale rigettata dallo stesso Ente? oppure sei stato rappresentato vs lâINPS per il ricoscimento degli anni di esposizione ai fini della rivalutazione contributiva pensionistica in seguito al rigetto di una tua precedente richiesta di certificazione allâesposizione inoltrata allâINAIL ??Puoi trasmettermi copia della sentenza?
Salve, lavoro dal 2004 in una azienda della prov. di Caserta costruita a mio sapere circa 40 anni fa (o forse piĂš) come fonderia e pian piano ha cambiato sistemi e lavorazione, proprietari e societĂ , ma non ha cambiato i suoi lavoratori, e che io sappia degli ex colleghi, perchĂŠ ormai in pensione, non ci sono state mortalitĂ inerenti lâamianto, o almeno nessuno pensava a malattie correlate allâamianto. In passato, circa 5 anni fa(forse per altri che giĂ lavoravano li se ne eâ parlato in precedenza) ho sentito che alcune coperture di qualche capannone erano in amianto, ma sia lâazienda che lâ r.s.u. e lâ r.l.s hanno sempre smentito o almeno nascosto. Ci fu anche un articolo di giornale locale con foto che parlava di questi capannoni, ma la cosa fini li. Proprio in questi giorni in questa azienda, ci vediamo arrivare una ditta chiamata sicuramente dalla direzione per operare sui tetti, bene âŚe si sente parlare ancora una volta, che probabilmente câè dellâamianto. Gentilissimo dottore vengo dunque alle domanda,come possiamo tutelarci noi lavoratori?in che modo possiamo certificare che effettivamente stiamo lavorando sotto lâamianto?câeâ qualche abbuono sullâanticipare gli anni alla pensione?visto che stanno cmq lavorando il tetto,con noi al di sotto,ed effettivamente non sappiamo cosa ci sia,come possiamo intervenire senza avere scontri con lâazienda? lâr.s.u. ci ha detto:< ma voi lâavete visto lâamianto?no..? e allora non câe > eâ allora una questione di fiducia???sappiamo che in questo periodo natalizio di chiusura molto probabilmente lavoreranno sul tetto, ma visto che di noi lavoratori non ci sarĂ presenza,faranno in modo che quando riprenderemo a gennaio i lavori saranno finiti, e non sapremo se e cosa e come lo avranno toltoâŚma nellâaria? ci sarĂ traccia ancora ?? la ringrazio e nellâattesa di una risposta porgo i miei saluti.
RISPOSTA
Gentile Signore, in generale le coperture in cemento amianto sono abbastanza riconoscibili, stupisce abbastanza che nessuno se ne sia  accorto e, ancora piĂš grave, sarebbe il fatto di tenere nascosto il  problema. Occorrerebbe verificare anche se, giĂ a vista, si vede che si  tratta di coperture che denotano una certa disgregazione. Lâamianto è  stato messo al bando nel 1992, quindi le coperture avrebbero dalla loro posa in opera almeno 20 anni. Se cosĂŹ fosse (peggio se si tratta di un  tempo superiore) la possibilitĂ Â di fuori uscita di fibre di amianto è molto evidente. Uno studio dellâUniversitĂ di Milano indica che dopo 15 anni la fuori uscita, a causa delle condizioni atmosferiche è  massiccia. Si tratta allora di osservare bene; ad ogni buon conto per  essere sicuri si può fare una richiesta al Sindaco e alla ASL di  opportuna verifica sia per sapere se si tratta veramente di cemento-amianto, sia per verificare lo stato di conservazione.Se i lavoratori possono temere rappresaglie la richiesta può essere fatta dal  sindacato, o al limite da una associazione ambientalista presente sul  territorio.Per quello che riguarda i benefici previdenziali, ormai è  troppo tardi, perchĂŠÂ andava fatta la richiesta per i lavoratori che  sono stati esposti per oltre 10 anni entro il 15 giugno 2005 e poi  occorreva dimostrare una esposizione per 8 ore al giorno di 100  fibre/litroSaluti Fulvio Aurora  AIEA nazionale, Milano
Lavoro in una struttura pubblica, allâinterno di un prefabbricato costruito ben trentâanni. Per anni abbiamo lottato per essere spostati da quella sede , perchĂŠ si sospettava, dopo morti sospette di nostri colleghi, ci fosse amianto nel fabbricato. lâazienda perĂł ci ha sempre risposto che erano paure infondate, perchè lâamianto era confinato allâesterno e oltretutto ben coibentato. lâAsl confermava tutto questo.oggi invece ci ritroviamo a sapere che lâamianto non era presente solo nel tetto ma appena sopra la paretina di cartongesso sopra la nostra testa.Faccio presente che in tutti questi anni queste pareti sono state piĂš volte trapanate per gli adeguamenti elettrici, ed impianti vari e con noi, cosa preoccupante, sempre allâinterno durante i lavori. Oggi ci chiediamo cosa fare, anche perchè non abbiamo nessun documento che attesti la salubritĂ di quegli uffici , nonostante lo abbiamo sollecitato varie volte. Attendiamo un parere. Grazie
RISPOSTA
In risposta alla vostra lettera, vi chiederei la cortesia di precisare se le informazioni in vostro possesso le avete avute per via informale e scritta o solo informale.Se non avete niente di scritto lo dovete chiedere allâazienda tramite possibilmente gli RLS e/o la RSU, in particolare al RSPP e al medico competente.Occorre pure vedere se la presenza di amianto eâ segnalata nel Documento di Valutazione del Rischio (DVR).Se non avete nulla e non aottenete nessuna risposta credibile, dovete rivolgervi al Dipartimento di Prevenzione della ASL territorialen esponendo quanto sapete nel dettaglio, chiedendo di intervenire per verificare la pericolositaâ e quindi le misure che devono essere prese per eliminare I rischi possibili. La ASL dovraâ valutare se in base al rischio eâ necessario sottoporre I lavoratori a sorveglianza sanitaria.
Sono disponibile a discuterne.
Saluti Fulvio Aurora, aiea nazionale Milano 3392516050
Spett.le AIEA, sono un dipendente  di una azienda chimica di medie dimensioni e lavoro in un laboratorio chimico. Nel laboratorio sono presenti dei banconi degli anni 60 i cui
ripiani di lavoro hanno il fondo costituito da lastre in fibra cemento,  nelle quali è stata rilevata la presenza di amianto. Lo stato di  conservazione di queste lastre in alcune parti è pessimo, con fratture evidenti. In seguito sono state eseguite delle ulteriori analisi allâ
interno dei laboratori, in aria e su materiale depositato su alcuni  scaffali. Allo stato attuale, dopo diversi mesi, non abbiamo ancora  visto gli esiti di quegli esami e ciò nonostante continuiamo a lavorare  in quei laboratori come se nulla fosse successo. Su questa questione  abbiamo chiesto allâazienda una maggiore chiarezza sui possibili rischi
di tale situazione, ma lâazienda e purtroppo anche le nostre RSU non sono molto sensibili. Ă evidente che noi lavoratori siamo preoccupati  per la nostra salute e vi contatto per sapere come possiamo comportarci ed eventualmente quali iniziative possiamo intraprendere per tutelarci.
Spero di poter avere una vostra gentile risposta. Cordiali saluti Marco
RISPOSTA
Sig. Marco , se la situazione è quella descritta lâintervento è urgente.
Dovrebbero intervenire, visto che sono stati interpellati, la RSU e  soprattutto gli RLS (lo sanno che se non intervengono finiscono per avere una parte di  responsabilità ?).
Non so se la richiesta di intervenire è stata fatta allâazienda in  forma scritta.Se si pensa non essere soggetti a rappresaglie (purtroppo occorre  considerare anche questo), è bene farla in forma scritta sia alla  direzione che al RSPP che al medico competente, inviando pure la  lettera alla RSU e agli RLS; altrimenti, considerando che il diritto alla salvaguardia della salute è di tutti, si può indirizzare una lettera al Dipartimento di Prevenzione della AUSL territoriale, esponendo la  situazione in termini precisi e chiedendo di intervenire perchĂŠ la  fonte di rischio venga eliminata.Se poi, ancora una volta nessuno interviene, diviene opportuno fare un esposto alla Procura della Repubblica, allegando le diverse lettere che  sono state inviate.
Se volete ulteriori delucidazioni ci possiamo sentire per telefono:
Fulvio Aurora, AIEA nazionale, Milano
Buongiorno, vorrei sapere se gli operatori della vigilanza della ASL che effettuano giornalmente controlli sui cantieri che smaltiscono amianto devono essere considerati esposti.Grazie Emma da Napoli.
RISPOSTA
Fermo che i tecnici della prevenzione delle ASL devono essere muniti dei DPI necessari, saperli indossare e indossarli, il tema della sorveglianza medica nei confronti dei tecnici ha dei risvolti diversificati.In pratica i tecnici ASL sono esposti a tutti i rischi  cui sono esposti i lavoratori (di norma i sopralluoghi vengono fatti in tutte le tipologie di aziende e quindi di rischio, l-amianto eâ solo uno fra questo) ma ad una entitaâ (anche solo per il tempo di esposizione) molto ridotta rispetto ai lavoratori.
Il Dlgs 81/2008 lascia al Medico Competente (in questo caso del âdatore di lavoroâ ASL) valutare la necessitaâ o meno di sorveglianza sanitaria allâesito del documento di valutazione dei rischi e della conoscenza/valutazioni del medico competente stesso. Pertanto la prima domanda da porsi eâ > il datore di lavoro ASL nel documento di valutazione dei rischi i tecnici della prevenzione vengono considerati come esposti a quali rischi e se siâ il medico competente per tutti i rischi o parte di questi ritiene necessaria la sorveglianza sanitaria ?Una volta trovata la risposta occorre capire se le conclusioni sono o meno sensate, nella riunione periodica il RLS ASL puoâ sollevare la questione e richiedere revisioni del DVR o della valutazione da parte del medico competente, neâ piuâ neâ meno che per tutti i lavoratori.Nel caso dei tecnici vi eâ peroâ un paradosso ovvero quello che, formalmente, possono sottoporre ad ispezione il proprio datore di lavoro e valutare la bontaâ del DVR anche per la propria posizione arrivando a sanzionare il proprio datore di lavoro âŚ..
Marco Caldiroli Medicina Democratica Onlus
Buongiorno. Ho 56 anni e lavoro da aprile 1973. Ho avuto riconosciuta la malattia professionale(8% placche molto diffuse) in quanto coibentatore per 20 anni circa e ricevuto un misero indennizzo.Ignoravo e quindi non ho fatto mai nulla.Ora vorrei chiedere se è possibile usufruire degli abbuoni per anticipare la pensione e come devo fare.Faccio presente che negli ultimi mesi faccio una gran fatica a muovermi come prima sono anche portatore di PaceMaker.Eâ urgente.grazie.
RISPOSTA
Carlo,la malattia professionale da diritto al certificato Inail che attesta gli anni di esposizione.In allegato trasmetto il mod. A3 Inail per la richiesta, è necessario allegare copia dellâattestato di malattia professionale e libretto di lavoro.
Ricevuto il certificato con gli anni di esposizione, ti recarari ad un patronato per trasmettere la richiesta di ricostituzione contributtiva.Purtroppo la normativa introdotta Visto, inoltre, lâart. 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante ulteriori disposizioni in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti allâamianto, che permetteranno di avere la maggiorazione contributiva ma non lâanticipazione della pensione.MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALIDECRETO 27 ottobre 2004 Attuazione dellâarticolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269,convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326. Il disegno di legge presentato al Senato dal sen. Felice Casson ed alla Camera dallâon.le Maria Antezza, darebbero al lavoratore la possibilitĂ di scegliere: âcontinuare a lavorare oppure utilizzare gli anni riconosciuti per anticipare la pensioneâ.A sostegno del disegno di legge il giorno nella mattinata dellâ8 ottobre si terrĂ una manifestazione in piazza Montecitorio, Roma, Mario Murgia VBA Inail_mod. A3 â Amianto
Sono stato riconosciuto esposto allâamianto con il coefficente 1:25 solo per la rivalutazione economica.Attualmente ho 56 anni e una contribuzione di 36 anni e 3 mesi.Premesso che la riforma Fornero ha portatato i requisiti a 62 anni di anagrafica e 42 di contribuzione piĂš aspettativa di vita, quando raggiungerò la condizione di lasciare il lavoro, come verrĂ calcolata questa rivalutazione? Inoltre dato che lâesposizione è un riconoscimento di malattia professionale, è possibile che salti anche la rivalutazione in quanto ho superato i 40 anni di lavoro causa la riforma Fornero? In attesa di un vostro riscontro ringraziandovi porgo distinti saluti.
RISPOSTA
Alberto,premesso che per la malattia professionale il K da riconoscere è 1,5% e non 1,25%, purtroppo la normativa introdotta Visto, inoltre, lâart. 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante ulteriori disposizioni in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti allâamianto, che permetteranno di avere la maggiorazione contributiva ma non lâanticipazione della pensione.
MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI DECRETO 27 ottobre 2004 Attuazione dellâarticolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269,convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326. La riforma Fornero ha penalizzato ulteriormente i lavoratori, elevando gli anni di contribuzione per poter accedere alla pensione.Per evitare detta penalizzazione abbiamo inserito un articolo nel disegno di legge 1353 presentato alla Camera nel mese di luglio/2013
Il disegno di legge presentato al Senato dal sen. Felice Casson ed alla Camera dallâon.le Maria Antezza, darebbero inoltre al lavoratore la possibilitĂ di scegliere: âcontinuare a lavorare oppure utilizzare gli anni riconosciuti per anticipare la pensioneâ.A sostegno del disegno di legge il giorno nella mattinata dellâ8 ottobre si terrĂ una manifestazione in piazza Montecitorio, Roma,
Mario Murgia VBA
Buongiorno, sono un operaio  che si occupa di rimozione di lastre ed altri manufatti contenenti amianto e vorrei sapere se la ditta nella quale lavoro è obbligata a iscrivermi nel registro degli esposti nonostante mi metta a disposizione tutti i dispositivi di protezione individuale richiesti dalla legge. Vorrei sapere inoltre se ho diritto a qualche beneficio previdenziale per la pensione.
RISPOSTA
Buongiorno, mi preme precisare che qualunque dipendente, per operare in  presenza di materiali contenenti amianto, deve essere formato e conseguire unâ abilitazione per poter operare. Le risposte alle domande che pone devono essere  spiegate nel corso di formazione. Non so se lei non è stato formato oppure se i  formatori, contrariamente a quanto previsto dalla legge, non si sono accertati  del recepimento delle informazioni date.
Chi in seguito ad adeguata formazione  opera, con lâadozione di tutti i DPI necessari, in presenza di amianto deve  essere iscritto al registro degli esposti allâamianto e soprattutto deve essere sottoposto a specifici controlli sanitari, a carico del datore di lavoro.
I  benefici previdenziali si devono applicare per il tempo effettivo di intervento nelle attivitĂ inerenti alla manipolazione dellâamianto. In ditta deve esserci un registro dal quale risulti il tempo di esposizione e la ditta deve pagare una maggiorazione della quota assicurativa allâINAIL per lâesposizione allâ amianto.
A disposizione per ulteriori chiarimenti
Valentino Gritta
Salve, i dipendenti in pensione , che sono stati esposti allâ amianto devono o possono effettuare le indagini laboratoristiche/strumentali presso strutture pubbliche e/o private? Grazie
RISPOSTA
Dott. Costantini,facendo seguito ai contatti intercorsi le trasmetto lâindirizzo mail della dott.ssa Marina Musti , responsabile del RE.NA.M. COR Puglia, che potrĂ informarla ca. lâiter amministrativo che i militari dellâaeronatica in congedo debbono seguire per essere avviati a Sorveglianza sanitaria in qualitĂ di ex esposti allâamianto.Dott.ssa Marina Musti, Primario Responsabile Medicina Lavoro Policlinico di Bari.
Mio marito 57 anni , 40 anni di contributi effettivi e piĂš di 6 anni di esposizione amianto, sottoposto regolarmente a sorveglianza sanitaria, nellâultimo controllo il referto mi preoccupa tanto: âmicronoduli mantellariâ :in queste condizioni contributive che benefici può ottenere?
RISPOSTA
Cara Signora,il tetto max considerato nella costituzione della pensione è di 40 anni di contributi che tuo marito ha giĂ maturato.Nel caso in cui il lavoratore a contributi diversi da quelli industriali, ad esempio contributi agricoli, questi potrebbero essere sostituiti da eccedenze oltre i quarantanni con i contributi aggiuntivi derivanti dallâesposizione allâamianto.Per lâaspetto piĂš importante, puoi rivolgerti alla sede di AIEA VBA di Potenza che potrĂ fornirti assistenza medico-legale sullâeventuale malattia professionale di suo marito.Per conoscenza è informata Liliana Guarino segretaria AIEA VBA sede di Potenza,per ulteriori informazioni puoi contattarmi al 340.7882621.Mario Murgia,Pres.te AIEA VBa sede Centrale Matera
Sono un marittimo in pensione , avendo subito due interventi chirurgici per papilloma vescicale risultati poi da esami istologici âcarcinoma papillare uroteliale non infiltranteâ vi chiedo se tutto cioâ puoâ essere accostato allâesposizione allâamianto che come sapete era largamente presente a bordo delle navi ? Grazie.
RISPOSTA
Caro Claudio, trasmetto articolo su concause del tumore alla vescica, mentre di seguito riporto il decreto in cui trovare lâelenco delle malattie professionale; in evidenza le sostanze che possono generare una patologia oncologica alla vescica;
sono soprattutto le sostanze chimiche presenti nelle vernici, le peci, i catrami o la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (I.P.A.); valuta se durante la tua attivitĂ sei stato esposto o hai fatto uso di sostanze come quelle in evidenza.Tumore alla vescica-E&P2005Mario Murgia AIEA VBA
Spett.le Aiea, la casa accanto alla casa al mare dei miei genitori, in Sicilia, ha il tetto coperto di amianto. La copertura in amianto è presente da almeno 25 anni ed era stata installata dallâallora proprietario. La casa è abbandonata da oltre 10 anni. Infatti alla morte del proprietario originario lâunica erede, che non vive in Sicilia, ha provato a venderla. Ma non riuscendovi lâha abbandonata e non si è mai piĂš fatta vedere. Non sapremmo neanche come rintracciarla. Cosa dobbiamo fare e a chi dobbiamo segnalare la cosa? Chi deve intervenire? Grazie e cordiali saluti Alessandro Giudice
RISPOSTA
In risposta alla sua devo dirle che al momento non ci sono leggi che impongano la rimozione delle coperture in amianto. Alcune regioni hanno legiferato per
limitare la dispersione di fibre dâamianto, la regione Sicilia non ha ancora
emesso leggi in merito. La segnalazione va inviata al sindaco, che è
responsabile della salute dei cittadini e, per conoscenza, allâASL ed allâARPA.
La legge nazionale che pone limiti di inquinamento da amianto
stabilisce valori talmente alti, che attualmente sono irraggiungibili:
100 Â fibre litro, per ambienti di lavoro;
20 fibre litro, per ambienti domestici.
Effettuando lâanalisi delle fibre aerodisperse non si rileverebbero valori
significativi, per quanto le coperture in cemento amianto liberino 3 grammi di
fibre dâamianto al metro quadrato per ogni anno, in un ambiente aperto, il
semplice spostamento dellâaria, disperde le fibre per uno spazio talmente vasto
che la loro concentrazione potrebbe addirittura non essere rilevata dagli
strumenti di misura, anche se molto precisi. à pertanto inule chiedere unâanalisi per la valutazione delle fibre aerodisperse. Qualora vi sia un effettivo pericolo per lâincolumità è compito del sindaco provvedere a  migliorare le condizioni. Se in seguito a sollecito, il proprietario non provvede ad eliminare il pericolo, vi può provvedere lâamministrazione
pubblica, chiedendo in seguito lâindennizzo al proprietario.
Anche se  attualmente non câè una legge per lâeliminazione dellâamianto prevale sempre la
diligenza del buon padre di famiglia, come menzionato piĂš volte dal codice
civile. Per ulteriori chiarimenti mi può contattare anche telefonicamente al
3406728434
Valentino Gritta
Salve,vivo a Milano, nel condominio in via Pestalozzi 1, con mio marito e i nostri figli di 1 e 6 anni.Ci siamo accorti soltanto ora, dopo un anno e mezzo che ci viviamo, che nello stabile ci sono grandi quantitĂ di Eternit, quasi completamente nascoste allâocchio, soprattutto per noi che viviamo al pian terreno, trattandosi per lo piÚ di tetti.
Oggi ho chiamato lâamministratore che mi ha detto che è giĂ in programma la bonifica i cui lavori cominceranno non appena si stabilizza il tempo meteorologico.Ho piacere di sapere che giĂ si sia pensato di procedere, però rimane che per tutto questo tempo noi siamo vissuti qui,con bimbi piccoli e anche neonati, a cui ovviamente mi auguro non  succederĂ mai di ammalarsi a causa dellâamianto.
Vorrei sapere se è giusto non essere stati informati al momento della presa in affitto dellâappartamento, e se ci sono delle responsabilitĂ per quanto riguarda il rischio a cui siamo e veniamo tuttora sottoposti. Senza contare che i lavori imminenti rimuoveranno solo una parte dellâamianto, mentre il restante dovrebbe essere tolto verso la fine dellâanno.
Insomma, possiamo muovere delle pretese legali contro lâamministrazione condominiale, o dobbiamo solo sperare che nei prossimi 40 anni nessuno di noi si ammali? E se nella malaugurata ipotesi che questo accada, qualcuno allora sarĂ responsabile? O sarĂ finito tutto nel dimenticatoio?
E in piĂš, cosa ci consiglia di fare durante i giorni in cui avverrĂ la bonifica? Possiamo essere certi che è unâoperazione sicura,o sarebbe meglio, potendolo fare, allontanarci per qualche giorno da qui? Infine, cosa si può fare essendo stati esposti allâamianto, per controllare il proprio stato di salute, o per prevenire lâinsorgere di malattie dovute a questo materiale?Le sarei grata se mi aiuta a capire quali sono i nostri diritti.Grazie per il suo tempo e la sua pazienza.Cordiali saluti Marta Valenti
RISPOSTA
Sig.ra Marta Valenti, al seguito della telefonata di questa mattina le riassumo brevemente
le cose, a mio parere, da fare
1. Per quanto riguarda il passato è opportuno fare scrivere sulla scheda sanitaria tenuta dal medico di medicina generale che nel periodo x avete abitato e tuttâora abitare in uno stabile con  copertura in cemento amianto li esistente da 43 anni;
2. Sempre per il passato è bene inviare una lettera allâamministratore dello stabile e alla proprietĂ che non siete stati informati della presenza di amianto nello stabile prima di avere sottoscritto il  contratto di affitto; pertanto se del caso, si dovessero verificare, in famiglia persone colpite da malattie asbesto correlate li si riterranno responsabili della contaminazione e relativa malattia. Si può fare comunque presente che il rischio esiste e che il rischio è giĂ un danno (ad esempio la recente sentenza ETERNIT del 3 giugno a
riconosciuto un risarcimento del danno a persone non colpite da malattia da amianto, ma
solo per le stress prodotto dal possibile rischio).
3. Non esistono allo stato attuale indagini di diagnosi precoce rivelatrice di malattie gravi asbesto correlate(tumore del polmone, mesoteliomi).
4. Rivolgersi anche allâamministratore per essere i puntualmente informati dei lavori di bonifica, per conoscere gli esisti dei risultati di indagine, sia quelli precedenti la bonifica che per quelli successivi, compreso il documento di restituibilitĂ di chi svolge la
bonifica. Fare presente pertanto che se la bonifica integrale avverrĂ in tempi piĂš lunghi, la messa in sicurezza deve avvenire da subito.
A disposizione per ulteriori informazioni: se fate le lettere senza avvocato, eventualmente fatemele leggere prima di inviarle e, mettete per conoscenza la nostra associazione.
La erosione delle coperture â INTERO-
Saluti  Fulvio Aurora
Vorrei  sapere se vi è letteratura, ricerche, schede tecniche sulle âvecchie canaletteâ
di cemento amianto che venivano e vengono ancora utilizzate dai vari consorzi di
bonifica per lâirrigazione dei campi agricoli.Inoltre gradirei sapere se sono pericolose per lâuomo visto che la loro etĂ media è sicuramente superiore ai 30 anni in cattive condizioni di manutenzione e comunque con un sicuro processo di corrosione e degrado generale.Ringrazio Oliviero Casale
RISPOSTA
Purtroppo la risposta alla prima domanda è negativa. Ho interpellato il dottor Paolo Crosignani dellâOCCAM (OCcupational CAncer Monitoring), il quale mi ha confermato che non vi sono dati in merito a patologie asbesto correlare per lâingestione di bevande od alimenti contaminati da amianto. I rilievi effettuati nelle aree abitative con tubazioni dellâacquedotto in cemento amianto non rivelano valori che si discostano dai casi attesi. Il tumore al colon, che lo IARC ha definito possibile asbesto correlato, è provocato dalla
deglutizione dellâespettorato contenente amianto, si è manifestato tra i lavoratori dellâindustria dellâamianto.
Alla seconda parte della domanda dico che i manufatti contenenti amianto sono intrisecamente pericolosi. Quando i canali sono asciutti il vento asporta le fibre dâamianto affioranti in superficie, anche se i canali si trovano in aperta campagna e le fibre dâamianto si disperdono in uno spazio immenso, non câè nessun valore di presenza di fibre dâamianto al di sotto del quale si possa essere certi di non contrarre patologie asbesto correlate. Un rischio molto grave potrebbe presentari in caso di manutenzione, se gli operatori non fossero avvisati della presenza dâamianto. Lâunico metodo certo dellâeliminazione del rischio amianto è la rimozione di tutti i manufatti contenenti amianto.
A disposizione per eventuali chiarimenti.
Valentino Gritta AIEA SEZ. TURBIGO
Buonasera, percepiamo la reversibilitĂ a seguito del decesso di mio padre nel 2009 (pensione ex inpdap); su nostra richiesta lâInail ha riconosciuto la malattia professionale da esposizione allâamianto concedendoci rendita e fondo vittime; abbiamo fatto anche richiesta allâinpdap di pensione privilegiata ma ancora non otteniamo risposta. Dato che non câè esposizione ultra-decennale, ma câè documentazione comprovante sopralluoghi e presenze in cantieri con forte presenza di amianto, è possibile richiedere la rivalutazione dellâ1,5% della pensione? Grazie della cortese risposta
RISPOSTA
Gentile Pierluigi,allego il mod. A3 INAIL per chiedere la certificazione degli anni di esposizione, allegando lâattestato di malattia professionale.
Ricevuto lâattesato INAIL si inoltra la richiesta di ricostituzione della pensione allâINPS e/o allâINPDAP; nei casi di Malattia professionale non esiste il vincolo dellâesposizione decennale, sia ha diritto ad una maggiorazione delle settimane lavorative per il K 1,5; es.: 7 anni di esposizione danno diritto a 3,5 anni di maggiorazione contributiva (6 mesi per ogni anno di esposizione).Ricordo che nei casi di decesso per malattia professionale, lâINAIL oltre alla reversibilitĂ al F.V. Amianto, deve contribuire alle spese funerarie con lâimporto di 1930,00 euro.
Mario Murgia Aiea Valbasento 340.7882621
Buon giorno , mi chiamo Roberto e sono consigliere comunale di opposizione nel comune di Fagnano Olona (Va). La mia domanda è legata ad una interrogazione che ho presentato allâ amministrazione comunale che verrĂ trattata nel c.c del 25/03.Praticamente un vecchio capannone industriale di una azienda fallita nel 2004 ha il tetto interamente ricoperto di amianto, praticamente oramai da 8 anni la struttura risulta abbandonata e la superfice totalmente deteriorrata visibile ad occhio nudo. Lâ area è sottosequestro dal 2004 e lâ immobiliare che ne detiene la propietĂ non risponde ad alcun sollecito.A circa 100 metri dal capannone con il tetto di amianto câe â una scuola elementare, e a 20 metri una serie di abitazioni. Il comune ha sollecitato intimando la proprietĂ a ripristinare le condizioni igienico sanitarie e ad eliminare lâ amianto.Sollecito invano visto che la propietĂ risulta essere passata piĂš volte di mano per motivi speculativi. La mia domanda è la seguente : il comune è obbligato a smaltire a sue spese e quindi a carico della collettivitĂ e poi ad addebitare i costi alla proprietĂ o può lasciare tutto come è senza mai intervenire per anni e anni. Cosa ne pensate della questione. Vi chiedo per cortesia una risposta entro il 25/03 perchè devo replicare alla risposta dellâ amministrazione che mi dirĂ che si è adoperata intimando lo smaltimento ma che altro non può fare.
RISPOSTA
Tengo a precisare che non esiste nessun valore di fibre dâamianto aerodisperse al di sotto del quale si possa definire di non contrarre nessuna patologia asbesto correlata. In altre parole basta una sola fibra dâamianto per scatenare addirittura un tumore. Il danno maggiore che si possa avere dallâamianto è il mesotelioma, per il quale non si conoscono terapie che portino alla guarigione. In Italia i decessi per mesotelioma sono circa due ogni centomila, quasi tutti subiti da lavoratori che hanno manipolato lâamianto.Il responsabile della salute di tutti i cittadini è il sindaco, se omette di compiere azioni per attivitĂ che mettano a repentaglio la salute delle persone e la salvaguardia dellâambiente, ne risponde personalmente.Qualora un cittadino, dopo sollecito dellâamministrazione, non intervenga per ripristinare le condizioni di sicurezza lâattivitĂ può essere effettuata dallâamministrazione, la quale in seguito si rivarrĂ sul proprietario che non ha provveduto ad eseguire quanto sollecitato.Materialmente il sindaco può intervenire compatibilmente con le possibilitĂ economiche della amministrazione e nel rispetto del patto di stabilitĂ .Nel caso specifico, se il capannone è sotto sequestro, nessuna persona è autorizzata ad entrare nella proprietĂ senza lâautorizzazione del tribunale.La tempistica dâintervento è regolamentata dal Decreto Direzione Generale SanitĂ n. 13237 del 18 novembre 2008 che sostituisce la d.g.r. n. VII/1439 del 4 ottobre 2000, la presenza nel raggio di 300 m di una scuola moltiplica di tre volte il coefficiente di calcolo dellâindice di degrado.Per ridurre la dispersione di fibre dâamianto liberate dalle coperture in eternit a Fagnano Olona bisogna fare un grosso lavoro di sensibilizzazione, sono ben visibili tutti i tetti dei capannoni di fondo valle, purtroppo non è lâunica zona in cui permane ancora lâeternit.Secondo la mappatura delle coperture in cemento amianto effettuata con ricognizione aerea nel 2008, per conto dellâARPA, quasi il 2,5 per cento degli edifici sul territorio comunale sono ricoperti con eternit, per un totale di 92.196 m2, ogni anno lâeternit rilascia 3 grammi di fibre dâamianto per metro quadrato, pertanto ogni anno i tetti dei vostri edifici liberano nellâaria piĂš di 276 kg di fibre dâamianto. Ognuno degli otre dodicimila fagnanesi respira un numero altissimo di fibre dâamianto anche se non risiede o lavora in edifici ricoperti in eternit, sicuramente un edificio nei pressi ha la copertura in cemento amianto.Bonificare il capannone in oggetto credo comporti alcuni problemi, rimuovere tutti i tetti in eternit entro il 2015 è imposto dalla Deliberazione Giunta Regionale 22 dicembre 21005 n. 8/1626 pubblicata sul 2° Supplemento Straordinario BURL del 17 gennaio 2006.Valentino Gritta AIEA SEZ. TURBIGO
Abito a Cagliari, in zona centrale. Di fronte a casa mia  esiste una concessionaria dâauto che si estende su circa un migliaio di metri  quadri, composta da vecchi capannoni (risalgono agli anni50) ristrutturati ma  che hanno mantenuto le vecchie coperture in eternit. Le domande sono:
le leggi attuali consentono di mantenere una simile estensione di amianto in  centro città ?
Come è possibile, ammettendo che ciò sia consentito,  tutelarsi da eventuale cattiva manutenzione delle suddette coperture?
RISPOSTA
Attualmente non ci sono leggi che impongano la rimozione delle coperture in amianto. Lo stato italiano ha stanziato fondi per la rimozione dellâamianto dagli edifici pubblici, ma le cifre messe a disposizione non sono bastate per la rimozione di tutto lâamianto esistente.
La regione autonoma della Sardegna, nel 2007, ha emanato le âdirettive generali per la
redazione del piano regionale di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dellâambiente ai fini della difesa dai pericoli derivanti  dallâamiantoâ.
Con le quali descrive tra lâaltro:
- le modalitĂ di smaltimento del materiale contenente amianto;
- le problematiche sanitarie connesse allâesposizione allâamianto;
- la sorveglianza sanitaria;
- la programmazione economica in materia amianto;
- i criteri per la concessione dei contributi ai privati.
In seguito alle quali con deliberazione n. 36/40 del 1 luglio 2008, con oggetto: Programma degli interventi di cui alla L.R. n. 22/2005 âNorme per lâapprovazione del Piano regionale di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dellâambiente ai fini della difesa dai pericoli derivanti dallâamiantoâ ha stanziato dei fondi per la bonifica degli edifici pubblici.La regione autonoma della Sardegna non ha posto vincoli o indicazioni per la rimozione dellâamianto di edifici privati. Il controllo delle condizioni di salubritĂ ambientale, sulla base di quanto previsto dagli articoli 7, 8 e 9 del  DPR 8 agosto 1994, è a cura dei dipartimenti di prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali, alle quali è da segnalare la condizione di pericolo esistente, indicando esattamente lâindirizzo ed allegando fotografie che evidenzino le condizioni della copertura. La legge nazionale che pone limiti di  inquinamento da amianto stabilisce valori talmente alti, che attualmente sono  irraggiungibili:100 fibre litro, per ambienti di lavoro;
20 fibre litro, per ambienti domestici.Effettuando lâanalisi delle fibre aerodisperse non si rileverebbero valori significativi, per quanto le coperture in cemento amianto liberino 3 grammi di fibre dâamianto al metro quadrato per ogni anno, in un ambiente aperto, il semplice spostamento dellâaria, disperde le fibre per uno spazio talmente vasto che la loro concentrazione potrebbe addirittura non essere rilevata dagli strumenti di misura, anche se molto precisi.
La regione autonoma della Sardegna, annualmente approva le direttive regionali per la
redazione di protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dellâambiente ai fini della difesa dei pericoli derivanti dallâamianto. Emette un bando che disciplina le procedure dirette alla concessione ed erogazione di un contributo a beneficio di privati cittadini, che intendano effettuare interventi di bonifica da amianto nei propri immobili, esistenti sul territorio della provincia di Cagliari.
Responsabile unità organizzativa complessa: Ivana Dettori
Incaricati: funzionario agronomo Salvatore Caredda
Bonifica amianto -contatti uffici via Cadello 9/b piano quintoCoordinatrice Ivana Dettori telefono 0704092883 fax 0704092865 e-mail ivana.dettori@provincia.cagliari.it
Tecnico istruttore: funzionario agronomo Salvatore Caredda telefono 0704092765
e-mail salvatoreluigicaredda@provincia.cagliari.it
Le chiederei comunque di scattare delle foto e mandarle alla nostra sezione Partecipa. Valentino Gritta
Aiea Turbigo
valentino.gritta@libero.it
Buongiorno, sono un ex dipendente del gruppo Ferrovie dello Stato in quiescenza da ottobre 2000. Ho fatto domanda allâInail entro il 15/06/2005 e dopo il riconoscimento di 11 anni di esposizione, ho chiesto allâInps il ricalcolo della pensione. Mi hanno risposto che ero arrivato alla massima anzianitĂ possibile cioè 37 anni. Ma la massima anzianitĂ possibile nel regime previdenziale italiano, nellâanno 2000, non era 40 anni?? E giusto fare ricorso? il coefficiente di calcolo è stato quello dellâ1.25 per la legge 326/2003, io non ho fatto domanda prima del 02/10/2003, ma essendo in pensione dallâottobre 2000, non si dovrebbe applicare il coeffciente 1.5 proprio per la salvaguardia (âmaturazione del diritto alla pensioneâ) presente allâinterno della legge 326/2003?
RISPOSTA
Gentile Signore, gli anni beneficiati per lâesposizione lavorativa allâamianto comportano una rivalutazione degli anni di contribuzione fino ad un tetto massimo di 40 anni.Con 11 anni di riconoscimento ed un K = 1,25 spettano 3 anni ed 3 mese contribuzione che nel tuo caso porterebbe ad un totale di 40,00 e 3 mesi di contribuzione.Se hai inoltrato richiesta scritta, tramite un patronato,  per la ricostituzione della pensione e lâINPS  ha risposto che non ti spetta devi produrre un ricorso formale; passati tre mesi dallâinoltro del ricorso se lâINPS non risponde puoi attivare il ricorso legale. Per i lavoratori ex esposti, in pensione prima del 3/10/2003, cioè prima della legge che ha imposto la scadenza dei termini e ridotto il coefficiente da 1,5 a 1,25 non era obbligo presentare la domanda entro il 15/06/2005 ed il coefficiente di riferimento veniva mantenuto a 1,5.Mario Murgia 340.788262
Gentile dottore, la mia domanda per il beneficio amianto è stata rigettata in corte di cassazione perchĂŠ ho solo fatto domanda al,INAIL e non allâINPS. premetto che la mia domanda era seguita da un patronato e relativo avvocato. Cosa posso fare ora, altri miei colleghi hanno giĂ avuto il beneficio mentre per me e altri colleghi della stssa azienda le cose sono andate cosĂŹ.Posso esser anche io un possibile futuro malato di absestosi e solo per una incongruenza di questo tipo non mi verraâ riconosciuto il beneficio?Grazie Gagliardi Gaetano
RISPOSTA
Gentile Gaetano, premesso che la rivalutazione dei benefici previdenziali è di competenza dellâente erogatore, cioè lâINPS, mentre allâistitituto assicurativo spetta il rilascio della certificazione allâesposizione allâamianto, le cui richieste andavano inoltrate entro e non oltre il 15 giugno 2015, fatto salvo i lavoratori che al 03/10/2003 (data emanazione scadenza dei termini) erano in pensione o avevano definito la chiusura del loro rapporto di lavoro con mobilitĂ protetta in avviamento alla pensione.
Il lavoratore ex esposto che ha inoltrato la domanda entro il 15/06/2005, se lâINAIL nega la certificazione allâesposizione, per rivendicare il suo diritto prima di produrre unâazione giudiziaria deve iniziare lâiter amministrativo vs lâINPS territoriale, come segue:a) richiesta di rivalutazione contributiva ai sensi della 257/92, ssuccessive modifiche ed integrazioni;
normalmente lâINPS risponde con il non accoglimento per mancato attestato allâesposizione da parte dellâINAIL.b) il lavoratore alla risposta negativa INPS deve produrre il ricorso formale, se entro tre mesi lâINPS non risponde, il lavoratore può dare mandato ad un legale per produrre unâazione giudiziaria nei riguardi dellâINPS.Ciò premesso, Gaetano nella tua mail evidenzi che sei arrivato al 3° grado di giudizio (Cassazione) e ciò è inconcepibile in quanto al 1° grado di giudizio il giudice evidenzia i motivi del rigetto (normalmente non si arriva a sentenza in quanto il giudice evidenzia durante lâiter giudiziario il vizio di forma ed annulla il ricorso).
Lâavvocato incaricato, quindi, avrebbe dovuto farti iniziare la procedura amministrativa INPS, come sopra, e reimpostare lâazione legale.Gaetano puoi essere piĂš chiaro, trasmettermi copia della sentenza, o contattarmi al 340.7882621
Mario Murgia
Ho 65 anni e sono andato in pensione il primo gennaio 2003 con 40 anni di contributi, il 20 gennaio del 2003, mi veniva riconosciuta dallâI.N.A.I.L. lâesposizione allâamianto per la mia attivitĂ dal 13 maggio 1962 al 26 settembre 1988. Non ho fruito di nessun beneficio ne previdenziale ne economico. Ho diritto a qualcosa? Grazie per la risposta.
RISPOSTA
Gentile Carlo, come riportato nel prospetto âliquadazioni delle pensioniâ, avendo maturato 40 anni di contributi lavorativi non puoi usufrure del beneficio previdenziale che prevede la rivalutazione fino ad un massimo di quaranta anni.
Qualora, gli ultimi anni della tua attivitĂ lavorativa sei stato in mobilitĂ potresti chiedere la differenza tra la mobilitĂ e la pensione (per via giudiziaria: risarcimento danno patrimoniale e non).
Mario Murgia Vba Aiea
LIQUIDAZIONE DELLE PENSIONIPer la liquidazione delle pensioni con il riconoscimento del beneficio pensionistico previsto dallâart. 13, c. 8, della legge n. 257/1992, e successive modificazioni, i lavoratori individuati dallâart. 1, c. 20, della L. 247/2007 devono presentare alle competenti Strutture dellâIstituto â a corredo della domanda di pensione â le certificazioni di esposizione allâamianto rilasciate dallâINAIL.Ai fini dellâaccertamento della sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per il riconoscimento del beneficio in argomento, le Sedi avranno cura di verificare preliminarmente che i lavoratori interessati non risultino titolari di pensione liquidata o da liquidare con decorrenza anteriore al 1° gennaio 2008. LâanzianitĂ complessiva utile ai fini pensionistici, conseguita con lâattribuzione dei benefici derivanti da esposizione allâamianto, non può comunque risultare superiore a quaranta anni.Nel caso di assicurato che abbia versati contributi italiani (comprensivi di periodi di maggiorazione per esposizione allâamianto) e contributi esteri, la cui somma superi i 40 anni di anzianitĂ contributiva ai fini della misura della pensione, la contribuzione obbligatoria italiana prevale rispetto a quella estera, per cui si deve procedere a ridurre le settimane di contribuzione estera.
In presenza di malattia professionale (certificata Inail ai termini dellâart. 13 comma 7 L. 257/92), il conseguente riconoscimento di esposizione viene moltiplicato per il coeff. 1,5 ai fini del prepensionamento, oppure vi sono delle eccezioni? Da quanto mi risulta la malattia professionale dovrebbe portare con se lâabbattimento di tutte le barriere burocratico/amministrative presenti nei riconoscimenti ordinari; mi potete confermare questa interpretazione?
RISPOSTA
Gentile Maurizio, in merito al suo quesito, la normativa prevede:
se un lavoratore ex esposto ha contratto un patologia, qualunque sia il grado di inabilitĂ :
da 1,0 a 5,0 = franchigia assicurativa che non da diritto a benefit assicurativo, es.: placche pleuriche;
da 6,0 a 15Â = da diritto ad un risarcimento definito liquidato in una unica soluzione;
da 16 a 100% = da diritto ad una rendita mensile ed al Fondo Vittime Amianto;
ha diritto per il comma 7, art. 13 della 257/1992 al certificato di esposizione anche se non ha inoltrato domanda allâINAIL.
Trasmetto,in allegato, il modulo A3 INAIL che il lavoratore dovrĂ compilare allegando la certificazione di M.Prof. riconosciuta dallâINAIL.
Ricevuto il certificato di esposizione il lavoratore, tramite un patronato, inoltrerĂ allâINPS la richiesta di ricostituzione della propria pensione. Il coefficiente per la rivalutazione della pensione è 1,5.
Inail_mod. A3 â Amianto
Mario Murgia Vba Aiea
Con sentenza di 1° grado mi sono stati riconosciuti 11 anni di esposizione allâ amianto in ambiente lavorativo ( lavoravo in una ditta per la manutenzione di grosse centrali termiche di enti statali e privati ).Il giudice mi ha però riconosciuto solo i benefici previsti dallâ art. 47 del DL 2003 per la rivalutazione contributiva dellâ 1,25 in quanto ha preso atto che avevo presentato istanza amministrativa all â Inail prima del 15/06/2005 ma non di aver presentato istanza prima del 2.10.2003 come previsto per i lavoratori non soggetti allâ assicurazione obbligatoria Inail. Volevo cortesemente sapere se la tipologia del mio lavoro ( Montatore e Manutentore di impianti termici ) rientra nelle categorie soggette o meno allâ assicurazione obbligatoria Inail ( visto che per i lavoratori soggetti a assicurazione obbligatoria vale la solo domanda presentata entro il 15/06/2003 e possono beneficiare del coefficiente dell â 1,50 sia per la parte renumerativa pensionistica che per la parte di maturazione degli anni ) e se eventualmente vi sono gli estremi per ricorrere in Appello essendo stata la sentenza emessa da pochi giorni . RingraziandoVi per il Vostro operato attendo fiducioso una vostra risposta.
P.S. in caso affermativo di possibile ricorso in appello se vorreste gentilmente indirizzarmi presso un Vostro studio legale associato in Roma in quanto il mio legale alle perplessità da me esposte mi è sembrato troppo vago e poco interessato. Grazie.
RISPOSTA
Gentile Rosario,quanto riportato nel Decreto evidenzia:a) per i lavoratori NO INAIL prima dellâentrata in vigore del Decreto lâobbigatorietĂ a presentare entro il 15/06/2005 domanda allâINAIL (eventuali domande presentat prima del 3 ottobre 2003 non valide); coefficiente 1,25b) lavoratori assicurati INAIL:1- per i lavoratori che hanno presentato domando prima del 03/10/2003 debbono ripresentare domanda entro 180 gg dallâentrata in vigore del decreto (ma non è un obbligo come sancito dalla magistratura giudicante): coefficiente 1,5;2 â per i lavoratori che hanno presentato domanda per la prima volta dopo il 03/10/2003: coefficiente 1,25;3- per i lavoratori che hanno presentato domanda dopo il 3/10/2003 ma che alla stessa data avevano maturato il diritto alla pensione e/o alla stessa data aveva chiuso il loro rapporto di lavoro con lâavviamento alla mobilitĂ prevntiva di pensione: coefficiente 1,5
(valgono cioè le modalitĂ esistenti prima dellâentrata in vigore del Decreto in quanto la rivalutazione è un elemento ricostitutivo della pensione stessa e non un beneficio)Si evidenzia inoltre che per le motivazioni in parentesi detta categoria di lavoratori non aveva lâobbligo di presentare allâINAIL domanda entro il 15/10/2005, per cui solo in sede giudiziaria (al momento) vs lâINPS può ottenere il beneficio previdenziale (sentenza del 4 maggio 2011, sezione lav. Trib.le di Matera).
Nel tuo caso hai inoltrato domanda allâINAIL dopo il 03/10/2003 e non rientri nella casistica di cui al punto 3 per cui il coefficiente ĂŠ 1,25;Mario Murgia Vba Aiea
CittĂ SEREGNO (MB): Sono sotto gli occhi di tutti le  condizioni di profondo degrado in cui versano i capannoni nellâarea ex  DellâOrto Pullman in Via Valassina ang. Via DellâOca a Seregno (MB).  A  buon diritto si può dire che siamo di fronte ad un vero e proprio attentato allâigiene pubblica e alla salute dei cittadini. Da diversi  anni lâattivitĂ di deposito pullman è cessata, lâarea è totalmente  fatiscente (le foto che allego sono riferite a qualche anno fa), le  condizioni di rischio per la salute facilmente immaginabili, sui poveri residenti pende la terribile mannaia dellâesposizione allâamianto. GiĂ Â piĂš volte il comitato dei residenti di Via DellâOca ha fatto sentire la propria voce, anche attraverso gli organi di stampa locale, per chiedere unâurgente soluzione allâindifferibile problema, ma al momento tutto è fermo.
RISPOSTA
Ho visto le foto, certamente è chiara la situazione di disgregazione  delle coperture che richiede un immediato intervento di messa in  sicurezza. Non so se esiste un comitato o un gruppo di cittadini che ha  già fatto qualcosa o che vuole farlo. La prima cosa è di inviare una  lettera raccomandata RR al sindaco e alla ASL corredandola con le foto e chiedendo di intervenire secondo la legge. Per quanto ci riguarda  possiamo, come associazione firmare la lettera con voi, e se del caso intervenire successivamente.Allego il manuale che abbiamo fatto per la  Lombardia nella sezione documenti e una bozza di lettera da adattare alla situazione.
Saluti Fulvio Aurora, AIEA nazionale, Milano tel 3392516050
bozza lettera amianto per sindaco e asl-1
Nel silenzio piĂš assoluto si è perpetrata lâennesima ingiustizia nei nostri confronti,con la riforma Fornero pare se si va in pensione prima dei 62 anni il nostro bonus contributivo è penalizzante anche prima del 2017,in questi  mesi ho cercato di sensibilizzare alcuni parlamentari di questa ingiustizia , ma ho avuto solo risposte di circostanza, la cosa strana e per me incomprensibile che anche le varie associazioni degli esposti accettino di fatto la cancellazione del bonus senza colpo ferire come mai? Cordiali saluti e auguri.
RISPOSTA
Non è vero, la nostra associazione ha preso posizione contro questa ingiustizia ed ha pure sostenuto chi si è trovato nella tragica  condizione di essere colpito da mesotelioma e non potere usufruire dei benefici proprio perchè la riforma Fornero ha allungato gli anni di pensionamento.Le risposte del governo alle richieste e alle  interrogazioni fatte sono risultate negative.Ora il governo è pure caduto, câè da sperere che la proposta di legge presenatata con il  nostro contributo dal sen. Casson venga ripresentate, correggendola, causa la Fornero, nella prossima legislatura  e venga discussa e approvata
Nella sezione documenti di questo sito troverĂ lâinterrogazione di cui parlo
che riguarda Tiberio Paolone.
Fulvio Aurora Segretario generale Aiea
Signori, ho lavorato dal 1978 a tutto il 1991 in una miniera a cielo  aperto dove veniva estratta lignite per alimentare una centrale  termoelettrica Enel. La presenza di amianto nelle coibentazioni, nelle  coperture e nelle pareti di alcune strutture ed altro, ha permesso di  andare in pensione anticipatamente a diversi colleghi.Nel 1992 ho cambiato radicalmente lavoro, spostandomi anche di sede per  cui, quando alcuni anni dopo sono state avviate cause legali  collettive dagli ex colleghi, tramite i sindacati, io sono  rimasto escluso perchè non ero a conoscenza di quanto stava avvenendo.A distanza di anni, dopo che sono stato informato da alcuni che stavano vincendo le prime cause, ho chiesto al  sindacato quali possibilità avevo, mi è stato risposto che  oramai era tardi perchè i termini legali erano scaduti.Al momento, non mi sono preoccupato,  la salute ringraziando il  Signore era ed è buona, la pensione era molto lontana, quindi,  purtroppo, ho lasciato correre.Ora che ho visto due ex  colleghi che hanno fatto insieme a me un determinato, stesso lavoro per 11 anni, ottenere un abbuono di 5 anni sulla pensione  vorrei capire se è ancora possibile provare a fare qualche  cosa in tal senso.Grazie per la risposta.
RISPOSTA
Gentile signore,purtroppo la domanda andava fatta entro il 15 giugno 2005. Nella proposta di legge  del Senatore Casson eâ stato chiesto di stabilire un nuovo termine e idem nella mozione presentata. In Senato la mozione è stata approvata allâunanimitaâ, ma il governo tace e non sembra molto interessato.La terremo informato se ci fossero delle novitĂ Â al riguardo.
Fulvio Aurora Aiea Onlus
Buongiorno, Vi contatto in seguito alle mie numerose ricerche riguardanti i trattamenti del Mesotelioma pleurico.Io e i miei familiari ci troviamo purtroppo a dover fronteggiare  questa malattia che è stata diagnosticata un mese fa a mio padre  settantunenne.Al momento, come centro preposto alle terapie previste, câè stato suggerito il Polo Universitario del Campus Biomedico di Roma presso il quale abbiamo giĂ effettuato una prima visita.Tuttavia,vorrei dunque chiedere a Voi informazioni riguardo ulteriori suggerimenti sulla presenza di centri per la cura e lâassistenza nella zona di Roma e provincia (siamo residenti a S.Marinella).
Confido nel Vostro prezioso aiuto e porgo distinti saluti. Sig.ra Straberri.
RISPOSTA
Ministero della Salute â Dipartimento della sanitĂ pubblica e dellâinnovazione Direzione Generale della Prevenzione: Con riferimento alla Vostra richiesta di informazioni, Vi informo che lâorganizzazione delle cure e dei relativi percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali compete alle AutoritĂ sanitarie regionali, e viene esercitato per il tramite delle aziende ospedaliere e delle ASL (con le loro articolazioni) nellâambito dellâorganizzazione che ciascuna Regione e Provincia autonoma si dĂ . Potrebbe quindi risultare utile consultare lâAssessorato regionale alla SanitĂ competente territorialmente per conoscere la situazione delle singole regioni.Eâ comunque in corso uno sforzo, sostenuto dal Ministero della Salute, per addivenire alla creazione di un network di centri di eccellenza per la diagnosi e cura delle patologie asbesto-correlate, anche alla luce della bassa frequenza di alcune forme (incluso il mesotelioma maligno), con correlata costituzione di una banca dati dei materiali biologici che consenta di approfondire lo studio delle diverse neoplasie e per continuare la ricerca su aspetti che necessitano di approfondimenti; tra i centri partecipanti al progetto vi è lâIstituto Regina Elena di Roma. Ulteriori progetti in fase di avvio riguarderanno lo sviluppo di terapie innovative, lâassistenza ai pazienti giĂ affetti da mesotelioma e la migliore applicazione delle terapie palliative nei casi avanzati.Cordiali saluti Giuseppe Ruocco
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